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Red Hat considera RPM5 un fork

In News il 13/01/08 @ 13:58 trackback

Se ricordate, avevo concluso il post “RPM 5.0 rilasciato, che vi piaccia o no la sfida è aperta” con un dubbio.

RPM vs RPM


…che la posizione di Red Hat a riguardo non sarebbe stata molto benevola, a causa del fatto che lo sviluppo di RPM (non) procede su due livelli separati da tempo.


Oggi leggo infatti (ma la notizia è di qualche giorno fa) la dichiarazione di Red Hat che considera RPM5 niente più che un fork. Se vi lasciate incuriosire dalla faccenda come me e leggete tutto il pezzo vi renderete conto che probabilmente i motivi che stanno alla base di tale posizione di Red Hat sono essenzialmente uno: mercato.

Non che ci sia niente di male in ciò, sia ben chiaro. Red Hat è una delle aziende che meglio ha saputo bilanciare investimenti e risorse comunitarie per fare emergere il proprio prodotto in tempi assolutamente non sospetti. Parecchi sviluppatori che lavorano al Kernel Linux, a GNOME e ad altri progetti sono suoi dipendenti.

RPM stava originariamente per Red Hat Package Manager, poi diventato un tipico acronimo ricorsivo che significa RPM Package Manager. È il gestore di pacchetti di Red Hat, Novell, Mandriva e molte altre distribuzioni.

Red Hat dice sostanzialmente che mantenere RPM ai più alti standard è uno degli obiettivi principiali dell’azienda, quindi ribadendo che RPM è un suo prodotto, ma leggendo le dichiarazioni di Jeff Johnson sembra che le stesse motivazioni (tra le altreMi è piaciuta la dichiarazione di Jeff Johnson che RPM potrebbe in futuro gestire anche pacchetti DEB!) stanno alla base dello sviluppo di rpm 5, e che anzi c’è una continua sincronizzazione di codice da RPM di rpm.org in RPM di rpm5.org

Non male, eh? :/

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Commenti »

1. cga - 13/01/08 @ 15:13

RPM è un mondo così frammentato che è difficile raccapezzarvicisi…

io, anche non piacendomi RPM, condivido la posizione di Red Hat e credo molto di più nel lavoro congiunto di RedHat, SuSE e Mandriva (ci sono altri?) di finalmente unirsi per tirare fuori un unico RPM, dopo le frammentazioni storiche, usabile da tutti, piuttosto che in RPM5.

La storia e lunga e forse tediosa da raccontare ma chi sa di cosa si tratta converrà con me.

2. Ecas - 13/01/08 @ 16:11

Se si mettessero daccordo per un unico formato RPM aperto a nuove idee e sviluppato a più mani ne gioverebbero tutti. Un po come succede per WebKit ad esempio: http://webkit.org/

Su su, basta guerre. Tutti uniti per far diventare RPM lo standard de facto..

3. cga - 13/01/08 @ 16:26

@Ecas:

è

4. cga - 13/01/08 @ 16:29

@Ecas:

è quello che stanno facendo Red Hat SuSe e Mandriva dopo essersi finalmente rese conto che RPM era arrivato a un punto critico.

Dopo il licenziamento del tizio di rpm5 che “si era portato via tutto” rpm si è ultraframmentato e ognuna ne sviluppava internamente una sua versione. Ora sono tornate a collaborare…

ps: io spero che rpm non diventi mai uno standard per linux. al contrario invece spero che lo diventi “.deb”. ma so che questo non è possibile.

5. Marco Cimmino - 13/01/08 @ 19:10

Secondo me questo è uno di quegli esempi dove la varietà non aiuta.
Non solo non abbiamo un metodo unico per distribuire il software sotto Linux, ma per di più anche all’interno dello stesso metodo c’è frammentazione, adesso che ci saranno? I pacchetti per chi ha RPM4 e per chi ha RPM5? Patetico!

Insomma va bene il poter scegliere, ma ricordiamoci che se miriamo ad avere uno share di mercato la troppa scelta non fa bene perché di fatto è sinonimo di frammentazione e insicurezza (non per me, ma per le grandi aziende e per gli utonti).
Per chi dice che noi non vogliamo avere share di mercato vi ricordo che è l’unica arma in nostro potere per avere driver, specifiche hardware, software professionale… e se ora siamo considerati un po’ di più è solo grazie alla maggior visibilità di Linux rispetto al passato, pensate cosa potremmo fare se fossimo che so, il 10%???

6. jj - 14/01/08 @ 0:09

A dire il vero non ho trovato alcuna difficoltà nell’installare in passato pacchetti RedHat e Mandrake (ora Mandriva) su SuSE. L’unica incompatibilità che ho riscontrato è nella nomenclatura della categoria , nell’adozione di alcune direttive speciali ( specie da parte di Mandrake/Mandriva) e nella collocazione delle librerie fondamentali – che nel mio caso di solito risolvevo o rilocando il pacchetto o ricompilando da SRPM con qualche aggiustatina alle direttive e ai nomi dei pacchetti : il tutto è risultato sempre perfettamente funzionante. Certo l’utente medio si orienta difficilmente in questa che esteriormente ha tutta l’apparenza di una giungla ( ma che in realtà non é , IMHO )

Non credo che RPM5 possa riuscire a far standardizzare nel breve e medio termine , le informazioni di locazione e/o la versione delle librerie e/o tutto il build environment : al massimo potrebbe riuscire nella creazione di un workaround standard che nel processo di build e nella selezione dei componenti da installare riesca a tenere conto delle differenze tra le varie distribuzioni. Un po’ come fa apt che distingue tra le varie distro , le varie versioni e i vari repo.

Magari nel lungo periodo potrebbe effettivamente essere il collante che porti anche all’unificazione delle specifiche su tutte le distribuzioni.
Credo comunque possa risultare più proficuo per loro basare una intera distro “from scratch” sul nuovo packager manager piuttosto che tentare di far migrare quelle esistenti al nuovo formato.

So che ti farà storcere il naso , ma personalmente credo che questo progetto http://idea.opensuse.org/content/ideas/add-a-buildservice-project-that-recompiles-debian-packages

possa fare veramente molto più rumore : un processo automatizzato per creare rpm dai sorgenti e dai description di deb ;)

Direi che Package Kit è già qualcosa di più realisticamente usabile e abbastanza “unificante”, ovviamente IMHO ;)

Ultima cosa : condivido ciò che qualcuno scriveva in un commento nel precedente post su RPM 5 a proposito della superiorità di rpm su deb. Il tracking delle dipendenze su RPM è automatico , in fase di building del pacchetto. Nel formato deb le dipendenze sono scritte dal manteiner nel file (ascii) di description del pacchetto.

7. Neff - 14/01/08 @ 12:13

La mia opinione non vale un granchè dato che tecnicamente ignoro quali siano le differenze tra RPM, RPM5 e APT ma sicuramente una cosa posso dirla. È un gran casino. Il mio voto va finora ad APT non perchê sia migliore tecnicamente ma perchè è fottutamente standard. Se installi un programma .deb per debian su ubuntu, mint, linspire, mepis o sidux, il suddetto pacchetto ha buone probabilità di funzionare. Avete mai provato a installare un pacchetto Red Hat su SuSE? Preferireste non essere mai nati! Francamente spero che si vada evolutivamente marciando verso un remerge di tutte queste tecnologie di gestione dei pacchetti, e che venga definito uno standard comune a tutti per la gestione dei pacchetti software. Non è una novità, sono almeno 10 anni che tutti credono nell’opportunità di adottare un unico sistema di gestione dei pacchetti, ma qui si lavora in modo troppo frammentario e tutto quel che si dice alla fine rimane aria fritta. Io spero soltanto che un giorno qualcuno trovi il coraggio per riunire i responsabili delle varie distro, metterli intorno ad un tavolo e fondare un cazzo di consorzio per decidere formato e funzionamento dei pacchetti per GNU/Linux. Agendo in modo così frammentato nuociamo semplicemente a noi stessi.

8. Destynova - 14/01/08 @ 14:54

@Neff I problemi che si possono affrontare installando pacchetti RPM di diverse distribuzioni, non dipendono dal formato RPM ma dai filesystem organizzati in maniera diversa, da librerie di versioni differenti, e da tanti altri piccoli problemi. A livello binario l’rpm di SUSE e’ identico a quello di mandriva e di altre disto rpm based. La frammentazione e’ negli strumenti di base (e sottolineo di base) usati per gestire gli rpm, che non solo porta ad uno spreco di risorse umane, ma porta il congelamento o il rallentamento di innovazioni (dovrebbero essere condivise fra tutti i tool esistenti).

9. bigshot - 14/01/08 @ 15:35

patetico RPM5… non tanto nel codice (anche se a dirla tutta non mi sono informato di cosa consista) ma quanto il tipo che lo sviluppa possa credere che la sua creatura abbia un futuro… tutte le distro rpm base si sono accordate per proseguire assieme lo sviluppo? questo rpm5 chi lo dovrebbe usare? mia nonna per mettere via marmellata?
ma dai…

10. lelec - 14/01/08 @ 18:09

@neff
l’esempio non calza red hat opensuse mandriva sono distribuzioni diverse ubuntu,linspire,mepis sidux sono derivate debian