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Celeste Lyn Paul sul salvataggio automatico

In Ergonomia, News e altre Sciccherie il 30/07/08 @ 13:21 , trackback
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GNOME Preferences - Pollycoke :) KDE 4.1 Desktop Settings - Pollycoke :)

Celeste Paul è molto attiva come esperta di ergonomia all’interno del team KDE. In passato ho avuto modo di apprezzare il modo fermo e deciso, seppur informale, con cui ha ripreso Aaron “The Untouchable” Seigo1 o le sue utili recensioni, rigorose fino quasi a sfiorare la noia2.

L’ultimo articolo da lei pubblicato riguarda una questione abbastanza interessante sulla quale c’è una netta differenza tra GNOME e KDE: il salvataggio automatico nei dialoghi di configurazione delle preferenze. Uno dei dettami delle HIG di GNOME stabilisce che ogni cambiamento effettuato dall’utente debba essere immediatamente e implicitamente applicato, laddove in KDE è tradizione dover cliccare i classici pulsanti OK o Applica. In realtà Celeste fa notare due aspetti importanti:

Celeste va avanti e arriva a consigliare una revisione delle HIG di GNOME, in caso di adozione da parte di KDE, o quanto meno una più profonda attenzione a dettagli come ad esempio il suggerimento di cambiare il nome del pulsante da “Close” al classico e più propositivo “OK”, oppure l’idea di introdurre un pulsante per riportare la configurazione cambiata allo stato originario. Vengono citati anche Windows e MacOS: il primo ambiente si comporta come GNOME ma al contrario, per cui ogni cambiamento deve essere “applicato”, il secondo è più selettivo e prevede l’esistenza di entrambe le soluzioni.

Quello che mi piace è in generale il tono propositivo di Celeste. Non è una critica fine a se stessa, non è un rapporto sull’ergonomia di GNOME o KDE e nemmeno un tentativo di scaldare gli animi, ma semplicemente un legittimo approfondimento senza alcun senso di inferiorità nei confronti di nessuno. La conclusione del suo articolo è infatti un appello a conoscere il parere della comunità KDE: questo tipo di comportamento, eventualmente migliorato, potrebbe essere preso in considerazione per KDE?

Io ne approfitto per rispondere che mi trovo bene con l’attuale stato di fatto in KDE e ovviamente giro la domanda a voi. Che ne pensate?

Note all'articolo:

  1. cfr “Desktop Zooming WTF“ []
  2. cfr “Expert Review of KNetworkManager 0.7” con un corposo PDF da scaricare []

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Commenti »

1. Federico Moretti - 30/07/08 @ 13:37

Uhm… bella domanda! È una di quelle opzioni di GNOME che non mi "esaltano" particolarmente: d’altro canto, su KDE 4.1 (almeno, fino alla RC1) ci sono dei problemi anche rispetto all’applicazione "differita" delle preferenze… ma, più che sul tema, sui path del desktop! Forse, la soluzione migliore è quella di OS X.

2. Fabiano - 30/07/08 @ 13:56

Anche io mi trovo bene con KDE 4.1.

3. vabhe - 30/07/08 @ 14:02

Uso spessissimo osx e mi trovo bene con l’approccio scelto, anche se ogni tanto manca di coerenza.

Considero dal punto di vista teorico l’approccio di gnome quello più corretto, ma servirebbe uno storico delle impostazioni precedenti o anche solo un ctrl+Z quando la finestra non è ancora stata chiusa.

Nel “mondo reale” scelgo l’approccio KDE, è quello più “a prova di cazzata”.

(anche se poi utilizzo GNOME, ma è sempre una questione di trade off)

4. ilKoala - 30/07/08 @ 14:15

le linee guida HIG di gnome sono semplicemente sballate. credo che siano il vero problema di gnome.
io stesso che non sono certo un n00b ho trovato il salvataggio automatico molto ma molto scomodo.
una volta fatto un cambiamento non si può più tornare indietro… MAH! nessun sano di mente sceglierebbe un approccio del genere.

5. horace - 30/07/08 @ 14:24

Mmh non ho tempo ora di leggere il post di Celeste o di scrivere qualcosa di articolato. In ogni caso - e’ passato qualche anno da quando ho letto la hig di gnome - mi pare che la possibilita’ di applicare esplicitamente le modifiche non fosse esclusa tout court. Boh, ad esempio mi viene in mente la capplet per la risoluzione dello schermo, per dire, che prevede anche la possibilita’ di ritornare alle impostazioni precedenti. Viceversa perche’ dovrei confermare esplicitamente la mia volonta’ di cambiare - chesso’ - il tema o lo sfondo del desktop? Sono azioni non distruttive, dall’esito facilmente prevedibile (intendo: c’e’ una descrizione o una anteprima chiara dell’effetto conseguente) e immediatamente ripristinabili. Insomma, la scelta dell’uno o dell’altro approccio e’ contestuale all’operazione da svolgere, e mi pare la soluzione migliore. Se poi scendiamo (o saliamo?) al livello delle applicazioni, direi che la questione non sia generalizzabile, ed ognuna deve offrire pattern di azione-reazione cuciti su misura. Ad esempio, trovo sensato che un word processor mi consenta di ripristinare la font che ho appena cambiato, perche’ puo’ non essere banale ripristinare manualmente lo stato precedente. D’altra parte non mi aspetto che lo stesso faccia la capplet dei temi del desktop. Se devo provare a trarre un principio guida, direi che per cambiamenti globali e di fatto sicuri non ha senso sovraccaricare l’utente con troppe azioni possibili tra cui scegliere e magari, invece, metterlo ben al corrente di cosa accadrebbe se… . Per quanto riguarda la denominazione dei pulsanti e in generale dei controlli associati ad azioni, trovo sempre preferibile l’uso di verbi espliciti che non diano luogo a interpretazioni ambigue. Proprio l’esempio citato - preferire “OK” a “Close” - secondo me rende evidente questo genere di problemi. Se ci aggiungiamo pure un Applica, non vedo come si possa essere certi del significato di un OK, se non per esperienza vissuta. “OK” vuol dire applica e chiudi? chiudi senza applicare? applica e basta? boh… Per esempio in KDE devo essere consapevoli del problema, e un OK senza Applica fa emergere un perentorio e ineluttabile dialogo modale per avvisare delle modifiche non applicate - mi riferisco, ovviamente, al centro di controllo - Windows, se non ricordo male, e’ un attimo piu’ coerente e sintetizza ambedue i comportamenti in modo implicito ma meno ambiguo. Penso che sia quanto meno scomodo, mentre si e’ intenti a fare il proprio lavoro, dover rivolgere l’attenzione a questi dubbi amletici quando si voleva solo cambiare una maledetta font :)
Per il ripristino in generale delle impostazioni, boh, siam nella stessa situazione, l’approccio deve essere scelto contestualmente al problema. Aggiungere codice superfluo per poter rimettere lo sfondo precedente mi pare un eccesso di zelo, viceversa per insiemi di impostazioni correlate piu’ complessi e’ meglio fornire meccanismi un poco piu’ sofisticati credo, come il salvataggio a parte delle impostazioni per poterle anche recuperare all’occorrenza e preservarle - ma anche in tal caso ci sono probabilmente delle sottili distinzioni da fare - o anche qualche soluzione ad-hoc se proprio l’azione ha effetti peculiari, come il ripristino della risoluzione che citavo prima. Ma in generale, ad occhio, mi pare che il 90% delle impostazioni, tra desktop e applicazioni, non abbia bisogno di queste complicazioni, o almeno io non ne ho mai sentito il bisogno urgente (vabbe’, per dire che sono un caso a parte, fin’ora non ho sentito manco la mancanza del ripristino dei file cestinati… cioe’, ho opinioni un poco al limite :)
Tutto questo per dire che mi trovo bene con l’attuale stato di fatto delle hig di Gnome :) Non che disdegni KDE, anzi il 4.1 mi e’ risultato abbastanza gradevole, se non, appunto, per piccolezze come queste.

6. https://me.yahoo.com/a/k37e2zEEqYzYjj0aHqnAfYzBm4fkB6fiFjSabw-- - 30/07/08 @ 15:01

Sinceramente mi piace l\’approccio di KDE. ho usato qualche volta Gnome, ma forse per abitudine, spesso mi trovo a guardare tutte le opzioni e pulsanti dei dialoghi, contando che poi si possa annullare l\’operazione, mentre - accidenti- a volte con gnome mi ritrovo fregato. Forse un\’alternativa sarebe un pulsante \”reset\”, tipo quello che appare nei dialoghi di photoshop quando clicchi il pulsante \’Alt\’.

7. horace - 30/07/08 @ 16:21

Ok, mi son preso un po’ di tempo per leggere l’articolo di Celeste. In verita’ gli argomenti che pone sono molto piu’ circonstanziati e ben delineati di quanto avessi intuito leggendo il post. Immaginavo volgesse il pollice su tutta la questione dell’implicit save. Fa degli esempi ben congegnati, ma dopo tutto, mi sembra, che gli svantaggi sull’applicazione implicita che riassume siano un po’ troppo generali e che non potrebbero valere in qualsiasi caso. Invece, credo, specularmente, che non valgano nella maggior parte dei casi e che l’applicazione implicita dei cambiamenti sia una delle cose migliori di gnome. Lo rende un aggeggio piu’ immediato. E’ vero, che in alcune situazioni e’ desiderabile poter fare un passo indietro, ma mi sembrano, al contrario, casi che ricorronno meno frequentemente nell’interazione quotidiana con il desktop. Pensando ad operazioni potenzialmente distruttive o non facilmente ripristinabili immagino azioni sulla configurazione globale dell’ambiente; insomma, quel genere di cose che si fanno una tantum e con cognizione. E’ giusto in questi casi arginare in qualche modo la disattenzione dell’utente, ma mi sembrano situazioni eccezionali e non cambierei il comportamento generale per queste. Anche la faccenda Close vs. Ok avrei dovuto leggerla contestualmente alle sue osservazioni, in tal caso ha tutto un altro senso. Anzi al riguardo, ho persino detto una cavolata: ovviamente in KDE non si trovano pulsanti ok e applica insieme - ma in quel momento me lo ricordavo proprio cosi’ - del resto l’esempio era fatto su un’assunzione errata, pensando che la ridenominazione proposta era generale e volevo evidenziare i problemi che avrebbe potuto creare.

8. khelidan - 30/07/08 @ 17:07

@horace

Per fortuna non avevi tempo di scrivere qualcosa di articolato!! :PP

9. AkiRoss - 30/07/08 @ 17:50

Io credo che la soluzione ideale sia applicare al volo e confermare il salvataggio. Come, mi pare di capire, faccia windows.
Il motivo e’ semplice: quando l’utente deve cambiare certe impostazioni, cio’ che vuole e’ vedere gli effetti del cambiamento. Insomma, non selezioni un tema del window manager “cosi’ per sport”. Lo fai per vedere come sta. Proprio come uno sfondo del desktop o altre cose simili.
Quindi l’opzione dell’applicazione immediata e’ la piu’ logica e conveniente: che senso ha ingombrare l’utente con un tasto “Apply”?
Questo porta ad un DISASTROSO effetto: se nella configurazione scelta ci fossero problemi, sarebbe un danno irrimediabile. Le configurazioni precedenti potrebbero essere perse in favore di nuove non adeguate… E se premi Apply non e’ ben chiaro, le modifiche possono essere fatte sparire premendo cancel? Allo stesso modo, l’auto-applicazione non aumenta le scelte.
L’ideale e’ salvare le impostazioni correnti in un posto sicuro, applicare quelle nuove immediatamente e chiedere conferma per l’applicazione immediata. Eventualmente - nel caso di cose piu’ pericolose/dannose/incerte, come la risoluzione del monitor - un timer di fallback se il computer diventasse inutilizzabile.

10. tacone - 30/07/08 @ 19:09

La questione è molto semplice: http://www.stefanoforenza.com/good-point/

11. sniz - 30/07/08 @ 22:00

mm..
non sono un granchè pero’ io la risolverei facendo il pulsante applica anche su gnome.

se però un’opzione tipo il tema resta cliccato per 0.5 o 1 secondo (o più.. alla fine sono solo impostazioni :D ) il tema o l’opzione viene applicata al volo.

non sarebbe malvagio…
peccato che resti solo un commento qua su pollycoke XD

12. sniz - 30/07/08 @ 22:02

p.s. e per il problema delle impostazione farei un allegro storico di ogni cambiamento semi-serio e poi riselezionare il punto al quale si vuole ritornare o un bel tastone “UNDO”

in fondo fanno i dischi da 200 gb per qualcosa no?

13. Xander - 30/07/08 @ 22:11

Approccio Gnome, anzi, ove non necessario prego togliere Close oppure il pulsante dalla finestra del WM.
É ridondante, inutile, confusionario.

Semmai, ove necessario come detto da Celeste, dare la possibilità (attraverso scorciatoia da tastiera, menù a tendina, pulsante, icona di Cristo o quel che vi pare..) di reimpostare lo stato di default.

Totalmente inutile l’approccio “più bottoni=più configurazione”: è il modo più cretino per ottenere l’effetto contrario, ovvero che un niubbo metta mani dove non deve, con la scomodità di dover ogni volta “applicare”.

Questo IMHO.

Complimenti a Celeste per l’aplomb.
Per dirla alla maranza: “dà una pista a tutti”.

Saluti.

14. jagger - 30/07/08 @ 23:00

Salve,

non so quanti di voi abbiano utilizzato in passato la piattaforma Amiga (come desktop intendo), una cosa che al tempo in cui passai al mondo PC mi dava molto fastidio era proprio la gestione dei requerest di configurazione… il pulsante “Applica” è decisamente fourviante, soprattutto quando accompagnato dal pulsante “OK”… decisamente ridondante (e qui KDE e Gnome nelle loro prime incarnazioni, avevano copiato questo metodo fallacee).

Tornando al discorso Amiga, secondo me risolveva il problema in modo assolutamente elegante (cosa mai ereditata da nessun altro sistema operativo che io sappia), 3 semplici pulsanti:

USA | SALVA | ANNULLA

USA = Impostazione attiva solo durante la sessione corrente
(da leggeri come: mah, io cambio tutte le impostazioni di questo programma, clicko USA… minchia ho fatto una cazzata clamorosa… beh, esco e rientro dalla sessione e ho nuovamente tutto come prima)

SALVA = Beh, se clickate Salva prima di fare USA, son cazzi vostri :)

ANNULLA = no comment

3 pulsanti, niente di più… immediati e di rapida comprensione, non c’è da spiegare nulla.
Il bello è che questo approccio esisteva su AmigaOS ben 20 anni fa, e nessuno sembra averci fatto caso…

cmq, l’approccio attuale di Gnome è più immediato di quello di KDE (imho), poi se esistesse la funzione “undo” di certo non ci starebbe male.

bye

15. luca - 31/07/08 @ 1:59

esatto jagger!!!
hai detto proprio bene :)

16. marcolinux - 31/07/08 @ 2:12

Personalmente incontro un golfo di esecuzione in KDE con i pulsanti “OK” e “Applica”.
La mia intenzione è di impostare una nuova configurazione, quindi scelgo il pulsante “Applica”,
ma mi chiedo a che cosa serva il pulsante “OK” ed arrivo a pensare che sia un duplicato di
“Applica” con una distinzione modale che non comprendo, quindi titubo e vado “a caso”.

Mi schiero dalla parte di GNOME (che elimina il mio golfo di esecuzione). Penso che i suoi principi
siano un grande esempio di user-centered design, anche se devo dire che non sarebbe male vedere
implementate le proposte di Celeste Paul perchè le trovo idee in sè molto logiche e coerenti.

17. mimmozzo - 31/07/08 @ 3:04

sarà perchè vengo da windows, ma il fatto che gnome salvi automaticamente le impostazioni nn mi va molto giù. Secondo me, quando qualcuno accede ad una configurazione, alla fine dovrebbe avere due scelte:
1) conferma i cambiamenti e chiudi la finestra (di solito tasto ok)
2) annulla i cambiamenti e chiudi la finestra (di solito tasto annulla)

il pulsante applica sta per “conferma i cambiamenti e mantieni la finestra aperta”
cosa che magari può risultare un pò ridondante rispetto al tasto ok, poichè, in generale, se uno configura una cosa e conferma considera il lavoro finito :P

Si possono cambiare i nomi, ma credo che i concetti siano questi. Il fatto che Gnome presenti molto spesso solo il tasto close, significa che manca la scelta n°2 (per chi lo sa, altrimenti nn è chiaro dall’inizio).

Questo secondo me è un esempio di esagerazione nella semplificazione :P
la mia proposta e’: due bottoni, con le funzioni suddette, chiamati “conferma” e “lascia tutto com’era” :D

18. mimmozzo - 31/07/08 @ 3:07

ps: m’era sfuggito il commento di jagger, trovo quell’approccio molto intelligente. Ah mio caro vecchio Amiga 600 chissa’ che fine hai fatto! :D

19. Hamcha - 31/07/08 @ 11:49

Io mi trovo d’accordo sia sul tastone UNDO (sniz / #12) che sul sistema Amiga600 (jagger / #14)

20. memento - 31/07/08 @ 18:43

aaaah……. il bottone “tralascia”….

21. andy - 31/07/08 @ 18:59

Amiga, chi ricorda, o usa il worckbench?
Tre tasti in basso alla finestra: SAVE - USE - CANCEL
Non credo ci sia bisogno di spiegare, e questo è indicativo :)

22. andy - 31/07/08 @ 19:01

OPS! a non leggere i commenti prima di postare :-)

23. jagger - 31/07/08 @ 19:17

andy, facciamo una petizione:

- inclusione del sistema di gestione impostazioni stile Amiga Workbench (USA|SALVA|ANNULLA)
- inclusione del sistema degli ASSIGN di sistema per mappare unità virtuali e referenziare percorsi di installazione di applicazioni (rivoluzionario credetemi)

poi ci sarebbero tante altre cosine che resusciterei dal mondo Amiga in Linux… ma per il momento è meglio fermarsi qui :-)

PS. Avrete notato che ero un ex Amighista incallito prima di passare a Linux :-)

24. shady - 31/07/08 @ 22:16

@ 23 jagger
Petizione firmata!
e aggiungo… “Daje Forte!”

25. ilKoala - 2/08/08 @ 3:00

2 bottoni: “Applica” e “Chiudi”
se avete fatto delle modifiche e cliccate su “Chiudi” appare una finestra di conferma che vi dice che le modifiche saranno perse se andate avanti.
più semplice di così si muore.

(commentando accetti implicitamente le Regole di pollycoke, leggile!)